Chi decide di ristrutturare casa, in Basilicata come nel resto d'Italia, oggi può contare su un sistema di agevolazioni fiscali piuttosto articolato. La più conosciuta è la detrazione Irpef per il recupero del patrimonio edilizio, ma ce ne sono altre come l'Iva ridotta sui lavori, il bonus per l'eliminazione delle barriere architettoniche, le agevolazioni per box auto e posti pertinenziali, la detrazione per chi acquista un immobile già ristrutturato e quella sugli interessi dei mutui.
Questa guida riassume, in linguaggio semplice, i contenuti della pubblicazione ufficiale "Ristrutturazioni edilizie: le agevolazioni fiscali" diffusa dall'Agenzia delle Entrate, aggiornata a febbraio 2026. È un buon punto di partenza per orientarsi, ma per i casi specifici resta sempre consigliabile rivolgersi a un commercialista o CAF di fiducia, oltre che consultare la documentazione ufficiale.
Di cosa si tratta
La detrazione per il recupero del patrimonio edilizio permette di scaricare dall'Irpef una parte delle spese sostenute per ristrutturare abitazioni e parti comuni condominiali situate in Italia. È stata introdotta nel 1997 e resa stabile nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi con l'articolo 16-bis. La detrazione va sempre ripartita in 10 rate annuali di pari importo e spetta nell'anno in cui si sostiene la spesa, indipendentemente da quando iniziano o finiscono i lavori.
Chi può richiedere la detrazione
Ne possono beneficiare tutti i contribuenti Irpef, residenti o meno in Italia, che possiedono l'immobile o ne detengono l'uso in base a un titolo idoneo: proprietari e nudi proprietari, titolari di usufrutto, uso o abitazione, inquilini e comodatari (con il consenso del proprietario), soci di cooperative edilizie e imprenditori individuali per gli immobili non strumentali.
Hanno diritto alla detrazione, se sostengono la spesa e sono intestatari di bonifico e fattura, anche il familiare convivente del possessore (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo), il coniuge separato assegnatario della casa intestata all'altro coniuge e il convivente di fatto. In caso di due comproprietari, se fattura e bonifico sono intestati a uno solo ma la spesa è stata sostenuta da entrambi, la detrazione spetta comunque a entrambi purché sia annotata in fattura la percentuale di spesa di ciascuno.
Per gli interventi sulle parti comuni condominiali, la detrazione spetta a ogni condomino in base ai millesimi di proprietà, anche ai proprietari di soli box o cantine.
Le percentuali di detrazione e i limiti di spesa
Le regole cambiano a seconda dell'anno in cui si sostiene la spesa e di come viene utilizzato l'immobile:
- Spese fino al 2024: detrazione del 50%, limite di spesa 96.000 euro, indipendentemente dall'uso dell'immobile.
- Spese 2025-2026: 50% (limite 96.000 euro) se l'intervento riguarda l'abitazione principale del proprietario o di chi ha un diritto reale di godimento; 36% (stesso limite) in tutti gli altri casi.
- Spese 2027: 36% per l'abitazione principale, 30% negli altri casi, sempre con limite di 96.000 euro.
- Spese 2028-2033: 30% per tutte le abitazioni, limite ridotto a 48.000 euro.
- Spese dal 2034: 36%, limite di 48.000 euro.
Per usufruire dell'aliquota più alta occorrono due condizioni insieme: essere titolari di un diritto di proprietà (anche nuda proprietà) o di un diritto reale di godimento sull'immobile fin dall'inizio dei lavori e che l'unità immobiliare sia adibita ad abitazione principale, propria o di un familiare stretto. Se l'immobile non è ancora abitazione principale all'inizio dei lavori, la maggiorazione spetta comunque a condizione che lo diventi entro la fine dei lavori stessi. Una volta ottenuta la maggiorazione con tutti i requisiti richiesti, questa resta valida anche se negli anni successivi l'immobile cambia destinazione.
Quali interventi sono ammessi
La detrazione riguarda le spese per interventi su singole unità abitative e parti comuni di edifici residenziali. Sono esclusi gli immobili a uso produttivo, commerciale o direzionale. Per le parti comuni condominiali rientrano anche i lavori di manutenzione ordinaria, mentre per le singole unità la manutenzione ordinaria non dà diritto alla detrazione (salvo che sia parte di un intervento più ampio di manutenzione straordinaria).
In sintesi, gli interventi ammessi comprendono:
- Manutenzione straordinaria: opere di rinnovo di parti anche strutturali, senza aumento di volumetria né cambio di destinazione d'uso (per esempio installazione di ascensori, rifacimento di scale, sostituzione di infissi con modifica del materiale).
- Restauro e risanamento conservativo: interventi che conservano l'edificio e ne assicurano la funzionalità nel rispetto degli elementi tipologici e strutturali originari.
- Ristrutturazione edilizia: opere che possono portare a un edificio in tutto o in parte diverso dal precedente, come demolizione e ricostruzione (a determinate condizioni), modifica della facciata, realizzazione di mansarde o balconi.
- Ricostruzione dopo eventi calamitosi, con stato di emergenza dichiarato.
- Eliminazione delle barriere architettoniche (ascensori, montacarichi, strumenti per la mobilità delle persone con disabilità gravi).
- Misure antifurto: cancellate, grate, porte blindate, casseforti a muro, impianti di videosorveglianza collegati a centri di vigilanza.
- Cablatura degli edifici e riduzione dell'inquinamento acustico.
- Risparmio energetico, con particolare attenzione a impianti fotovoltaici e sistemi di termoregolazione (attenzione: dal 2025 non è più agevolabile la sostituzione di impianti con caldaie a combustibili fossili, mentre restano ammessi pompe di calore, sistemi ibridi, generatori a biomassa e microcogeneratori).
- Misure antisismiche e messa in sicurezza statica degli edifici.
- Bonifica dall'amianto e interventi per la sicurezza domestica (esclusi i semplici acquisti di elettrodomestici, anche se dotati di dispositivi di sicurezza).
- Messa a norma degli impianti tecnologici dell'abitazione.
Rientrano nella detrazione anche le spese di progettazione, le perizie e i sopralluoghi, l'Iva, i diritti e le imposte di bollo per concessioni e autorizzazioni, mentre restano escluse le spese di trasloco e custodia mobili, oltre al compenso ordinario dell'amministratore di condominio (non quello percepito se nominato responsabile dei lavori).
Come pagare e cosa conservare
Il pagamento va sempre effettuato con bonifico bancario o postale (anche online) dedicato agli interventi di recupero edilizio, dal quale risultino la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la partita Iva o il codice fiscale dell'impresa che esegue i lavori. Su questi bonifici, Banche e Poste applicano una ritenuta d'acconto pari all'11% per i bonifici effettuati dal 1° marzo 2024.
Per i lavori avviati dal 28 maggio 2022 di importo superiore a 70.000 euro, la detrazione spetta solo se nell'atto di affidamento dei lavori è indicato che l'impresa applica i contratti collettivi nazionali e territoriali del settore edile.
È inoltre necessario conservare le fatture o ricevute fiscali, le ricevute dei bonifici, la domanda di accatastamento (se dovuta), le abilitazioni comunali richieste per il tipo di intervento e, per gli interventi condominiali, la delibera assembleare e la certificazione dell'amministratore con la quota millesimale imputata. In alcuni casi va inviata anche una comunicazione preventiva all'Azienda Sanitaria Locale (obbligatoria solo se previsto dalla normativa sulla sicurezza nei cantieri) e, per gli interventi che comportano risparmio energetico, la comunicazione all'Enea entro 90 giorni dalla fine dei lavori.
Cosa succede se vendo o eredito l'immobile
Se l'immobile su cui sono stati eseguiti i lavori viene venduto prima che siano trascorse tutte le rate, il diritto alle quote residue passa automaticamente all'acquirente persona fisica, salvo un accordo diverso indicato espressamente nell'atto di vendita che permetta al venditore di continuare a usufruirne. La stessa regola vale per le donazioni e le permute.
In caso di successione, la detrazione non fruita passa solo agli eredi che hanno la detenzione materiale e diretta dell'immobile, condizione che deve sussistere per l'intero anno di imposta in cui si vuole usufruire delle rate residue. Le quote non si trasferiscono né al detentore (per esempio l'inquilino), che mantiene il proprio diritto a prescindere dalla cessione dell'immobile e né agli eredi dell'usufruttuario, dato che l'usufrutto si estingue con la vita dell'usufruttuario stesso.
L'agevolazione Iva sui lavori
Oltre alla detrazione Irpef, gli interventi di recupero edilizio beneficiano anche di un'aliquota Iva ridotta al 10% (invece del 22% ordinario), applicata alle prestazioni di servizi per manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione.
Per i beni forniti nell'ambito dell'appalto, l'aliquota ridotta si applica sempre, tranne quando si tratta di "beni significativi" (ascensori, infissi, caldaie, video citofoni, apparecchi di condizionamento, sanitari e rubinetteria, impianti di sicurezza). In questo caso specifico l'Iva al 10% si applica solo fino a concorrenza del valore della prestazione al netto del valore dei beni stessi, mentre sulla parte eccedente si applica l'aliquota ordinaria del 22%.
Il bonus per le barriere architettoniche
Per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2025 è prevista una detrazione del 75%, aggiuntiva rispetto a quella ordinaria per il recupero edilizio, destinata al superamento delle barriere architettoniche in edifici esistenti. Dal 30 dicembre 2023 può essere richiesta solo per interventi su scale, rampe, ascensori, servoscala e piattaforme elevatrici, che devono rispettare i requisiti tecnici del decreto ministeriale 236/1989.
La detrazione va ripartita in 5 rate per le spese sostenute entro il 2023 e in 10 rate per quelle sostenute dal 2024. Il limite di spesa varia in base alle dimensioni dell'edificio: 50.000 euro per edifici unifamiliari o unità indipendenti, 40.000 euro per unità immobiliare per edifici da 2 a 8 unità, 30.000 euro per unità immobiliare per edifici con più di 8 unità. A differenza della detrazione ordinaria, questa non si trasferisce né agli eredi né all'acquirente in caso di vendita dell'immobile ma resta sempre in capo a chi ha sostenuto la spesa.
Box auto e posti pertinenziali
La stessa detrazione prevista per il recupero edilizio si applica, con le stesse percentuali e regole, anche alla realizzazione o all'acquisto di box e posti auto pertinenziali a un'unità abitativa. Per la costruzione (solo nuova costruzione, non ristrutturazione con cambio di destinazione d'uso) la detrazione riguarda le sole spese di realizzazione. Per l'acquisto di un box già realizzato dall'impresa costruttrice invece la detrazione spetta solo sui costi di costruzione, che devono essere attestati dal venditore con apposita dichiarazione.
Se il box viene poi rivenduto, il proprietario dell'immobile principale può continuare a fruirne solo indicandolo espressamente nell'atto di vendita; in mancanza, sarà l'acquirente del box a poter usufruire delle quote residue, purché nell'atto risulti il vincolo di pertinenzialità con un'altra unità residenziale.
L'acquisto di immobili già ristrutturati
Chi acquista un'abitazione facente parte di un edificio interamente ristrutturato (con interventi di restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia, non semplice manutenzione) da un'impresa di costruzione, di ristrutturazione o da una cooperativa edilizia, entro 18 mesi dalla fine dei lavori, ha diritto a una detrazione calcolata su un importo forfettario pari al 25% del prezzo di acquisto o assegnazione, con le stesse percentuali e gli stessi limiti previsti per gli interventi diretti (50% nel 2025-2026 per l'abitazione principale, 36% negli altri casi).
Anche in questo caso non è necessario pagare tramite bonifico dedicato, basta conservare l'atto di acquisto o il preliminare registrato da cui risultino il rispetto dei termini e le caratteristiche dell'intervento.
La detrazione sugli interessi dei mutui per ristrutturare
Chi accende un mutuo ipotecario, dal 1998 in poi, per costruire o ristrutturare l'abitazione principale, può detrarre il 19% degli interessi passivi pagati, su un importo massimo di 2.582,25 euro. Il mutuo deve essere stipulato nei 6 mesi precedenti l'inizio dei lavori o nei 18 mesi successivi e l'immobile deve diventare abitazione principale entro 6 mesi dalla fine dei lavori. Questa detrazione è cumulabile con quella per gli interventi di recupero edilizio e anche con quella prevista per il mutuo sull'acquisto dell'abitazione principale, limitatamente al periodo dei lavori e ai 6 mesi successivi.
Il riepilogo: tutte le agevolazioni a colpo d'occhio
Ecco una sintesi delle principali agevolazioni fiscali per chi ristruttura casa nel 2026:
| Agevolazione | Percentuale 2026 | Limite di spesa | Rate |
|---|---|---|---|
| Recupero patrimonio edilizio (abit. principale) | 50% | 96.000 € | 10 anni |
| Recupero patrimonio edilizio (altri immobili) | 36% | 96.000 € | 10 anni |
| Barriere architettoniche | 75% | 30.000–50.000 € per unità | 10 anni |
| Acquisto immobile ristrutturato (abit. principale) | 50% su 25% del prezzo | 96.000 € | 10 anni |
| Interessi mutuo ristrutturazione | 19% | 2.582,25 € | Annuale |
| Iva sui lavori | 10% (anziché 22%) | — | — |
Gli errori più comuni da evitare
- Pagare in contanti o con un bonifico non dedicato. Senza un bonifico bancario o postale con tutti i dati richiesti, si rischia di perdere il diritto alla detrazione.
- Non verificare i requisiti per l'abitazione principale. La percentuale maggiorata dipende dalla titolarità dell'immobile all'inizio dei lavori e dalla destinazione ad abitazione principale al termine degli stessi. È bene documentare entrambe le condizioni.
- Dimenticare la comunicazione all'Enea per gli interventi che comportano risparmio energetico, anche se la mancata trasmissione non fa perdere la detrazione, è comunque un adempimento dovuto.
- Non conservare tutta la documentazione, comprese fatture, ricevute di pagamento e abilitazioni comunali, che possono essere richieste in caso di controllo.
- Confondere manutenzione ordinaria e straordinaria sulle singole unità abitative; solo la seconda dà diritto alla detrazione (la prima è ammessa solo per le parti condominiali).
- Non specificare nell'atto di vendita chi tra venditore e acquirente continuerà a usufruire delle quote di detrazione residue; in mancanza di indicazioni, il beneficio passa automaticamente all'acquirente.
Un consiglio per chi ristruttura in Basilicata
Il patrimonio edilizio della Basilicata comprende sia edifici storici nei centri di Potenza e Matera, sia abitazioni rurali nei comuni dell'entroterra, spesso interessate da interventi di manutenzione straordinaria o ristrutturazione più corposi rispetto alla media nazionale. Prima di avviare i lavori è sempre utile farsi affiancare da un tecnico abilitato per verificare quale titolo edilizio serve (CILA, permesso di costruire o edilizia libera) e da un commercialista o CAF per capire quale combinazione di agevolazioni conviene di più, considerando anche l'eventuale cumulo con l'Iva agevolata e, se pertinente, il bonus barriere architettoniche.