Ci cammini sopra tutti i giorni, la usi in cucina, in bagno, magari anche sul balcone, eppure quasi nessuno si ferma mai a chiedersi da dove arrivi davvero la ceramica che abbiamo in casa. La risposta, per la stragrande maggioranza delle piastrelle italiane, porta a un fazzoletto di terra tra Modena e Reggio Emilia dove, da secoli, argilla e fuoco si trasformano in uno dei prodotti più esportati del made in Italy.
Prendetevi cinque minuti: vi raccontiamo come è nata questa storia, come si è trasformata nel tempo, quali sono gli eventi che ogni anno la celebrano nel mondo, e come se la cava l'Italia contro i colossi internazionali della ceramica.
Dove nasce la ceramica italiana: l'Emilia-Romagna
Il cuore pulsante della ceramica italiana batte tra Sassuolo, Fiorano Modenese, Formigine e Scandiano, un'area conosciuta semplicemente come "il Distretto". Non è un caso che sia nato proprio lì: il terreno di questa zona è straordinariamente ricco di argille di buona qualità e le popolazioni che vivevano su queste colline lavoravano la creta già migliaia di anni fa, molto prima che si parlasse di "industria".
La svolta artigianale arriva nel Settecento, quando alcuni imprenditori locali fondano le prime vere manifatture di maiolica, sostenute anche dall'interesse della corte estense. Ma è nel secondo dopoguerra che la storia cambia marcia: l'abbondanza di argilla rossa, la manodopera proveniente dalle campagne circostanti e alcune agevolazioni fiscali per le zone considerate economicamente depresse fanno letteralmente esplodere il numero di fabbriche. Da poche decine di piccole botteghe familiari si passa, nel giro di pochi decenni, a centinaia di aziende e decine di migliaia di addetti.
Un numero racconta tutto: oggi in quest'area si concentra circa l'80% dell'intera produzione italiana di piastrelle. Un distretto così denso di competenze, macchinari e fornitori specializzati che, semplicemente, non ha eguali altrove in Europa.
Come si è trasformata la produzione (e i materiali)
Se un ceramista degli anni Cinquanta entrasse oggi in uno stabilimento del Distretto, probabilmente non riconoscerebbe quasi nulla. Il salto tecnologico è stato enorme e vale la pena ripercorrerlo per capire quanto lavoro (invisibile) si nasconda dietro una semplice piastrella.
Dalla bicottura alla monocottura
Le prime piastrelle industriali venivano cotte due volte: una per il supporto in argilla, una seconda dopo l'applicazione dello smalto. Un processo lento ed energivoro. Con l'introduzione della monocottura, biscotto e smalto vengono cotti insieme in un solo passaggio: tempi di produzione ridotti drasticamente, consumi più bassi, qualità più costante.
L'avvento del gres porcellanato
Il vero cambio di paradigma arriva con il gres porcellanato, cotto a temperature molto più alte e composto da materie prime più pure. Il risultato è un materiale quasi impermeabile, durissimo e resistente al gelo, che ha aperto le porte a nuovi utilizzi: esterni, facciate ventilate, pavimentazioni industriali. Non più solo "piastrelle per il bagno" ma un materiale da costruzione a tutti gli effetti.
Lastre grandi, spessori sottili
Negli ultimi vent'anni la sfida è stata quella delle dimensioni: dai formati classici 20x20 cm si è arrivati a lastre di oltre 3 metri di lunghezza, con spessori scesi fino a pochi millimetri. Questo ha permesso di rivestire intere pareti, top cucina e persino mobili con un'unica superficie continua, praticamente senza fughe.
C'è poi un capitolo che negli ultimi anni ha assunto sempre più peso: la sostenibilità. Molte aziende del Distretto riutilizzano gli scarti di lavorazione come materia prima secondaria, recuperano il calore dei forni per altre fasi produttive e investono in impianti fotovoltaici. Un settore nato "sporco" (fatto di forni e polveri) sta lentamente diventando uno dei più attenti in Europa in termini di economia circolare.
Gli eventi che raccontano il settore
La ceramica, per quanto sia un prodotto industriale, resta anche un fatto di comunità, cultura e spettacolo. Ogni anno il settore si ritrova in alcuni appuntamenti diventati ormai iconici.
Cersaie, la settimana santa della ceramica
Ogni fine settembre, Bologna diventa per cinque giorni la capitale mondiale della ceramica grazie a Cersaie, il Salone Internazionale della Ceramica per l'Architettura e dell'Arredobagno. Le ultime edizioni hanno superato i 600 espositori provenienti da quasi 30 Paesi, su oltre 150.000 metri quadrati di padiglioni, con decine di migliaia di visitatori professionali, quasi la metà dei quali arriva dall'estero. Se lavori nel mondo della ceramica, a Cersaie ci devi essere, punto.
Tecnargilla, la fiera delle macchine
Meno nota al grande pubblico ma fondamentale per gli addetti ai lavori è Tecnargilla, la fiera di Rimini dedicata alle tecnologie e ai macchinari per la produzione ceramica. È qui che si vedono in anteprima le innovazioni che poi finiranno nelle piastrelle che compreremo tra qualche anno: nuove stampanti digitali, forni più efficienti, sistemi di taglio per le lastre extra large.
Il MIC di Faenza: quando la ceramica diventa arte
C'è anche un lato meno industriale e più artistico della storia, che ha il suo cuore a Faenza, in Romagna, città dal cui nome deriva addirittura la parola "faience" usata in mezza Europa per indicare la ceramica decorata. Qui ha sede il Museo Internazionale delle Ceramiche, una delle collezioni più importanti al mondo, che testimonia come questo materiale sia da secoli tanto un prodotto industriale quanto un'espressione artistica.
L'Italia contro il mondo: il confronto con i competitor
Fino agli anni Novanta l'Italia era, senza troppa concorrenza, il primo produttore mondiale di piastrelle e di macchinari per produrle. Poi, con l'inizio degli anni Duemila, sulla scena globale si sono affacciati nuovi protagonisti, cambiando gli equilibri del settore.
| Paese / area | Punto di forza | Differenze tra i vari paesi / aree |
|---|---|---|
| Italia (Emilia-Romagna) | Design, innovazione tecnologica, qualità | Prezzo medio-alto, forte export verso mercati premium, leadership in lastre e stampa digitale |
| Spagna (Castellón) | Competitività di prezzo, ampia gamma | Distretto molto simile a quello emiliano per organizzazione, spesso diretto concorrente sugli stessi mercati esteri |
| Cina | Volumi di produzione altissimi | Mercato interno enorme, oggi primo produttore mondiale per quantità, meno focalizzato sull'export di fascia alta |
| India | Crescita rapidissima, costi contenuti | Distretti in forte espansione, orientati soprattutto a mercati locali e di fascia media |
| Brasile | Grande mercato interno, buona automazione | Prodotto competitivo sul prezzo, meno centrato su design e ricerca stilistica |
Il punto è che l'Italia oggi non compete quasi mai sul semplice volume: sarebbe una battaglia persa in partenza contro giganti come Cina e India. La strategia vincente è stata un'altra, puntare su design, innovazione e qualità percepita, trasformando la piastrella da semplice materiale da rivestimento a vero e proprio prodotto di arredo, spesso firmato da designer di fama internazionale.
Tre curiosità per chiudere in bellezza
- Un materiale quasi eterno. La ceramica cotta correttamente può durare secoli praticamente senza deteriorarsi: molti pavimenti romani in cotto sono arrivati fino a noi quasi intatti.
- Le venature del marmo... senza il marmo. Grazie alla stampa digitale, oggi il gres porcellanato riproduce marmi rarissimi (come il Calacatta) in modo quasi indistinguibile dall'originale, con un impatto ambientale ed economico molto più basso.
- Un distretto, un'economia intera. Attorno alla produzione di piastrelle si è sviluppato un intero indotto fatto di produttori di smalti, colori, macchinari e stampi, che rende il territorio emiliano un ecosistema unico al mondo nel suo genere.